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L’indotto in crisi rischia di travolgere le Omeca

Uilm e Fiom ribadiscono l’esigenza di AnsaldoBreda a riacquisire il lavoro che era stato esternalizzato

Da Gazzetta del Sud del 17/01/2012

Anche le Istituzioni iniziano a prendere piena coscienza del “caso-Simmi” che, finora, interessa una cinquantina di lavoratori dell’indotto AnsaldoBreda ma che minaccia di tracimare anche all’interno dello stabilimento di Torre Lupo, che è sempre più inquieto in attesa dei chiarimenti che il mangement di AnsaldoBrado dovrà fornire il prossimo venerdì ai sindacati sul futuro del gruppo.
Ieri mattina, dunque, convocati dal presidente del Consiglio comunale e da quello del Consiglio provinciale, il manager della Simmi, una delegazione dei dipendenti e i rappresentanti dei sindacati di categoria si sobo recati a Palazzo San Giorgio. L’incontro, tuttavia, non ha dato esiti positivi ma è servito soltanto a cristallizzare i termini di una situazione drammatica che, ormai, è giunta a un punto di non ritorno. In ballo ci sono alcuni stipendi arretrati ma, soprattutto, il futuro lavorativo di operai specializzati che il patròn della Simmi non può più mantenere a causa di un contenzioso con AnsaldoBreda e la stessa Ansaldo ci ha messo del suo con la chiara intenzione di internalizzare il lavoro all’interno dei propri stabilimenti.
«A questo punto della vertenza serve un elemento di chiarezza – si premura a dichiarare il segretario della Uilm Santo Biondo –. Una cosa sono i lavoratori AnsaldoBreda, un’altra quelli dell’indotto.E deve essere chiaro un punto: non è possibile sanare l’indotto se prima non si risana la stessa AnsaldoBreda».
Ma perché si sta rrivando a questo punto? Ci sono le condizioni per chiudere un piano di efficientamento del gruppo? Secondo Biondo «Ansaldo, per come ci hanno spiegato a Roma, ha bisogno di un portafoglio da un miliardo di euro, ma oggi ne ha uno di appena 610 milioni quindi per saturare i lavoratori dei propri stabilimenti deve internalizzare il lavoro. Se le cose resteranno su queste cifre, AnsaldoBreda avrà un esubero di circa il 30% dei lavoratori e quindi, come sindacato, dobbiamo affrontare questo argomento. A queste condizioni, il management è costretto a fare queste operazioni».
Anche Enrico Giarmoleo (Fiom-Cgil) è sintonizzato sulla stessa lunghezza d’onda: «Il piano di efficientamento serve per risanare AnsaldoBreda e anche per collocarsi al meglio sul mercato nazionale e internazionale. C’è, quindi, l’esigenza di ridurre i costi riportando il lavoro all’interno di Ansaldo».
Giarmoleo confida anche nella sponda della politica. «Abbiamo già chiesto un incontro con il governatore Scopelliti, che potrà servire per avere una sponda politica importante sull’intera vicenda affinché ci sia un carico di lavoro tale per garantire un piano quinquennale di lavoro (gara da 90 milioni per treni regionali?). Se si risana AnsaldoBreda, poi si potrà anche guardare ai problemi dell’indotto».
E a proposito dell’indotto reggino, Santo Biondo riconosce che «ha dato molto allo stabilimento di Torre Lupo in termini di professionalità» ma rispetto allo “scarico” odierno «bisogna adoperarsi per affrontare condizione delicata dettata dalla mancanza di lavoro».
«All’interno del piano che dobbiamo discutere – ha concluso il sidnacalista della Uilm – siamo convinti che in questi anni Ansaldo ha aperto cantieri in tutta Italia al di fuori di logiche industriali, quindi non vorremmo che il conto adesso lo debbano pagare lavoratori reggini dell’indotto. Chiediamo chiarezza sul lavoro che sarà riacquisito. E chiediamo aiuto a Scopelliti per avviare un ragionamento che coinvolga AnsaldoBreda in prospettiva per valorizzare anche l’indotto».

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