4 mar 2011
Il Ponte di tutti
In questi giorni ci è giunta notizia che, dopo una lunga e faticosa gestazione, si è finalmente costituita l’Associazione dei Comuni dell’Area dello Stretto.
Le OO.SS. della nostra Provincia hanno da sempre “tifato” per la nascita e la proliferazione di tali entità che, se intese quali strumenti volti a superare logiche di tipo localistico, consentono di rappresentare e tutelare al meglio gli interessi collettivi ed i bisogni comuni, che a causa delle esigue risorse economiche cui possono disporre le singole amministrazioni non consentirebbero una adeguata soddisfazione.
Basta pensare quanti e quali effetti positivi potrebbero scaturire dalla corretta gestione dei servizi comunali, effettuata in modo sinergico, quali la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani o la garanzia, peraltro costituzionalmente garantita, del diritto ad una rete di mobilità dei cittadini su un determinato territorio che sia al passo con i tempi e con altre realtà del nostro paese, e non ai livelli del far west come quella attuale.
Ma non solo: dal un punto di vista più dichiaratamente politico – amministrativo l’aumento della massa critica di rappresentanza darebbe oggettivamente una maggiore forza nel rivendicare diritti e tutele nel rapporto istituzionale con gli organismi istituzionali sovraordinati quali la Provincia e la Regione.
In tal senso, le OO.SS non intendono tirarsi indietro, ed anzi offrono sin da adesso il loro contributo, sollecitando altresì la neo costituita associazione a convocare, senza indugi, un tavolo, con il coinvolgimento necessario della società Stretto di Messina e di Euro Link.
Infatti, in un territorio quale è l’Area dello Stretto, la cui importanza strategica valica i confini provinciali, l’aggregazione dei relativi Comuni consente una interlocuzione di livello superiore con soggetti terzi, le cui decisioni assunte in maniera verticistica ed unilaterale, in presenza di fatti storici che coinvolgono pesantemente il territorio, quale sarebbe l’auspicata (a detta di chi scrive) costruzione del ponte che dovrà collegare le sponde calabresi e siciliane, rischierebbero di essere in qualche modo “subite” e non condivise da coloro che, in prima persona, dovranno giocoforza fronteggiare i disagi e le problematiche che, comunque la si pensi sull’opera, investiranno le aree interessate.
Al di là della mai sopite discussioni sull’utilità della costruzione del manufatto, che ha visto un florilegio di esternazioni da parte dei soggetti più disparati, le OO.SS., al netto dei giudizi sulle possibilità tecnico- strutturali che riteniamo non di nostra competenza, si sono sempre dichiarate favorevoli alla sua realizzazione per una serie di motivazioni che non vogliamo qui richiamare ma che riteniamo di una logicità disarmante.
Di converso, riscontriamo un silenzio assordante ed una apatia disarmante da parte di quegli enti che più di tutti dovrebbero essere interessati, a partire dalla Regione Calabria.
Ben altro atteggiamento ci risulta invece sull’altra sponda dello Stretto dove sia il Comune di Messina che la Provincia interloquiscono e discutono, sia pure con difficoltà, con la Società Stretto di Messina e con Euro – Link, cioè i due soggetti deputati per la realizzazione della grande opera.
La nostra preoccupazione è, per usare termini chiari, che l’atavica apatia di noi calabresi determini, ancora una volta, una sorta di colonizzazione che se non auspicata sicuramente diventa cosciente, ed il cui unico effetto sarebbe stimolare una rumorosa quanto tardiva serie di lamentele, cioè lo “sport” in cui, sfortunatamente, non siamo secondi a nessuno.
Infatti non ci si può non rendere conto che per un’opera del genere, prevista fra l’altro dalla Comunità Europea con l’individuazione del corridoio Berlino – Palermo e che collegherebbe con un manufatto stabile la Sicilia all’Europa (come dire, in termini di numero di abitanti e non solo, più dallo stesso Belgio) qualunque posizione assunta singolarmente da questo o quel comune, più o meno piccolo, dell’Area dello Stretto, equivarrebbe ad una goccia nell’oceano. Dunque ben venga l’Associazione dei Comuni dell’Area dello Stretto, ma l’atto costitutivo deve rappresentare unicamente il primo passo: è infatti evidente che, sia pure per la sola necessità di recuperare il tempo perduto, la stessa Associazione, sin da subito, deve diventare un megafono per le giuste rivendicazioni dell’intero territorio coinvolto da esternare in maniera pubblica, chiara e trasparente, ed abbandonando sterili campanilismi o, peggio ancora, colpevoli apatie.
Non è infatti tollerabile che mentre si aprono i cantieri e si trivella il territorio, i cittadini disconoscono l’entità dagli interventi, la durata temporale degli stessi e soprattutto gli interventi compensativi o di risarcimento che il territorio e le popolazioni dovranno conseguire a fronte dell’occupazione di aree e di limitazioni e che, se non previste, rischiano di diventare l’ostacolo vero è più formidabile alla realizzazione del viadotto.
Ed allora basta con la timidezza, le supponenze, i distinguo.
Noi ci batteremo perché il Ponte si faccia, ma si faccia attraverso un percorso di coinvolgimento di territorio e uomini, professioni ed intelligenze, associazionismo civile e istituzioni, e non tramite imposizioni di tipo centralistico.
Il Ponte sullo Stretto dovrà essere di tutti: ove non fosse tale, temiamo seriamente che non sarà.
LE SEGRETERIE PROVINCIALI
CISL
UIL
UGL



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