20 gen 2011
O.ME.CA, il momento di aprire un “tavolo”
Nel quadro nazionale, che vede il 2011 come l’anno, malgrado la crisi economica ancora in corso, di preparazione ad una ripartenza del settore produttivo italiano,
le forze sociali, politiche ed istituzionali Calabresi dovrebbero assumere la convinzione profonda sulla necessità, di sviluppare un meccanismo sinergico costituito da politiche, programmi e rivendicazioni, teso a salvaguardare il già debole tessuto produttivo locale,il quale tra le diverse e numerose negatività, si caratterizza con orgoglio, nell’esprimere nel profondo Sud dello stivale la maggiore espressione dell’industria metalmeccanica Calabrese, appartenente questa ad un holding nazionale di levatura mondiale, quale Finmeccanica: le O.ME.CA.;
e nell’emergere in modo preponderante in un mercato globalizzato, il fattore competitività, quale elemento identificativo per la tenuta di un qualsiasi sistema produttivo; l’anno in corso dovrebbe indurre dunque la necessità di una maggiore proattività da parte di tutti nei confronti dello Stabilimento Reggino.
Questa considerazione apparentemente scontata, frutto di un incontro tra le Segreterie Provinciali di UILM –FIM –FIOM unitamente alla R.S.U. aziendale,nasce- alla luce anche dei fatti che in questi giorni attengono alla situazione del Porto di Gioia Tauro- ,con l’obiettivo in primis di sollecitare il Management Ansaldobreda a dare una maggiore accelerazione ad un processo di efficientamento industriale, che nel prevedere investimenti di natura strutturale;interventi in termini di innovazione tecnologica e dei processi produttivi; un arricchimento professionale delle risorse umane e infine la definizione di una nuova gamma di prodotti; non può prescindere dalla necessità di dover abbandonare logiche e pratiche, talvolta di campanile, che in questi anni non hanno certamente favorito il processo di rilancio del Gruppo, ma anche per la preoccupazione di una stasi decisionale da parte del Governo centrale ,il quale sottovalutando la risposta occupazionale, che la forte domanda di materiale ferroviario proveniente da tutto mondiale potrebbe dare,nello stentare ad accompagnare attraverso investimenti e provvedimenti strutturali, la creazione di un polo industriale nazionale sulla costruzione di materiale rotabile, finisce per favorire la concorrenza di altri Paesi europei e non solo.
In questo contesto lo scenario dello Stabilimento reggino, la cui presenza sul territorio, è paragonabile a ciò che la Fiat rappresenta per la città di Torino -quindi sinonimo di occupazione ed economia- potrebbe in futuro sottolineare connotazioni preoccupanti, qualora la classe politica e istituzionale calabrese non assumesse la definitiva convinzione, che la vicinanza al mondo del lavoro e quindi alle realtà produttive di una certa rilevanza ,deve essere concreta con provvedimenti sostanziali e costante con una discussione e un coinvolgimento politico ed istituzionale duraturo nel tempo, a prescindere dalle alternanze dei Governi regionali e locali.
Dunque necessita un atteggiamento responsabile, attento alla concreta tutela degli interessi del territorio,il quale si esprime innanzitutto nel mettere in campo politiche, interventi ,misure sul piano territoriale- compreso la ripresa di quel percorso sindacale, politico ed istituzionale già intrapreso attinente alla costruzione da parte di A/B di materiale rotabile da destinare al trasporto regionale- che possano favorire lo sviluppo industriale dello Stabilimento reggino,che con i fatti lo stesso sta dimostrando di meritare, per la puntuale competenza professionale e dedizione lavorativa, espressa da tutte le maestranze del Sito, indotto compreso,il cui sforzo profuso, assistito da un quadro tecnico di tutto rispetto, ha consentito nel rispetto di buoni standard qualitativi, la consegna recente del treno n°4 destinato alla metropolitana di Roma linea c prodotto questo di alta tecnologia e la prossima uscita del 21°treno Milano in programma per fine mese; dati questi utili non solo a dimostrare, che in Calabria è possibile fare impresa e dunque in un ragionamento di prospettiva futura si potrebbe pensare alla città di Reggio anche come possibile distretto industriale, per la costruzione di materiale rotabile ad alto valore aggiunto,ma anche importanti a rivendicare un più forte posizionamento delle O.ME.CA. all’interno del Gruppo ,alla luce di una possibile acquisizione da parte di AnsaldoBreda di un’ azienda privata campana, che attualmente,data la non ottimale situazione degli ordinativi acquisiti ma soprattutto in assenza di un Piano strategico nazionale sulla costruzione di materiale rotabile, andrebbe solo a zavorrare il Gruppo e nel tempo a perorare logiche certamente non industriali ,le quali andrebbero a creare un cono d’ombra sullo Stabilimento reggino e sull’intera città di Reggio Calabria con pesanti ripercussioni socioeconomiche.
Dunque partendo dal veritiero principio, in base al quale fattore fondamentale per la tutela di un qualsiasi interesse è la prevenzione, occorre forse domandarsi e domandare alla politica calabrese e locale, se è giunto il momento di agire in sinergia
Segr.Provinciali e R.S.U. A/B
UILM –FIM –FIOM



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