20 gen 2011
Gioia Tauro: ultima chiamata
Abbiamo letto con molta attenzione l’intervista rilasciata dal Patron della M.S.C. Gianluigi APONTE al “ il Sole 24 Ore” di martedì 18 gennaio 2011 e abbiamo scoperto che la crisi del Porto di Gioia Tauro deriverebbe dalle persone che là lavorano.
Intanto dalla stessa intervista, abbiamo anche appreso che il motivo vero del fermo di 30 ore è derivato dal fatto che la MSC ha dirottato le navi sul Porto del Pireo ed inoltre che i rapporti fra la MSC e la MTC sono quanto meno idilliaci e, non volendo e non potendo entrare nel merito delle strategie di due colossi del transhipment, non abbiamo alcun motivo di credere che quanto affermato non sia vero.
Date queste affermazioni a noi compete difendere, e non d’ufficio, dal discredito i lavoratori di quel Porto e se nel farlo saremo costretti ad esprimere giudizi, beh…… chiediamo anticipatamente scusa a chi si sentisse malgiudicato.
Che i lavoratori del Porto di Gioia Tauro siano improvvisamente diventati dei brocchi è difficile da digerire, visto che non più di cinque anni fa gareggiavano in produttività non con quelli del Pireo, di Port Said o di Barcellona ma con quelli di Shangai o Singapore e, spesso, vincevano.
Il dottor Aponte sa meglio di noi che la produttività di un porto deriva da una serie di fattori dei quali quello umano è importante, ma non il solo.
Alla produttività concorrono l’organizzazione del piazzale, l’efficienza dei mezzi – gru e carrelli – la puntualità e la programmazione degli accosti delle navi, le condizioni fisiche delle banchine, ed altro ancora.
E’ dunque dall’ottimizzazione di tutti questi fattori che si ottengono poi quei risultati positivi in termini di produttività ai quali i lavoratori di Gioia Tauro ci avevano abituati alcuni anni fa.
E’ evidente che dall’elencazione dei fattori produttivi prima fatta, molti di essi non sono responsabilità dei gruisti e dei carrellisti bensì vanno ricercati altrove.
E veniamo all’assenteismo.
Non vi è dubbio che se i dati sono quelli denunciati il fenomeno è insopportabile.
Mai ci permettiamo di suggerire alla MCT di guardare bene all’interno delle cause che determinano le assenze per verificare se fra queste qualche sprovveduto contabile ha inserito anche le assenze derivanti da istituti contrattuali quali i congedi parentali o anche le assenze contrattualizzate e previste per lo svolgimento delle attività sindacali.
E nonostante ciò la MCT sa bene che quando si è ragionato di assenteismo con le OO.SS. Confederali, le sollecitazioni fatte da queste ultime erano indirizzate a far si che l’Azienda facesse l’Azienda nel qual caso le OO.SS. avrebbero con lealtà, coscienza e coerenza svolto il ruolo di sindacato che difende i lavoratori, quelli veri che si spaccano la schiena sulle gru e sui carrelli lasciando al loro destino coloro i quali scorrettamente complicano in tutti i modi la vita ai loro colleghi che sono costretti a fare anche il lavoro che i lavativi non fanno.
Il tutto in un rapporto di estrema correttezza fra Azienda e i lavoratori.
Di più ci siamo dichiarati disponibili a concertare con l’Azienda tutte le azioni necessarie per sensibilizzare gli organi fiscali sanitari una maggiore attenzione nel loro operare.
Per cui sull’assenteismo, per cortesia, adesso basta! Perché non ci mettiamo nei panni di quei lavoratori, e sono tanti, che nel Porto di Gioia Tauro fanno diligentemente il loro lavoro al meglio delle condizioni date?
Veniamo, allora, ai fatti seri.
E’ nostro convincimento che se a Gioia Tauro continua l’ignobile balletto al quale abbiamo assistito negli ultimi anni con la presentazione di progetti gioiello, nomine di Commissari ad acta, liti, anche giudiziarie, per stabilire chi fa cosa, atteggiamenti come quelli di RFI o della stessa ANAS, allora la domanda da porsi non è se chiude il Porto di Gioia Tauro, ma quando.
E’ evidente che se quel Porto resta solo un porto di transhipment è soggetto all’andamento di quel mercato con la conseguenza che, se continua l’attuale immobilismo a fronte dell’aggressività di altri porti del Mediterraneo, Gioia Tauro finirà per restare solo la speranza di riscatto della Calabria.
In più bisogna far capire alla MCT e quindi a Contiship e quindi Eurokai che il Porto di Gioia Tauro non è il solo materasso che deve assorbire i colpi negativi dell’intero gruppo e che a fronte delle alchimie finanziarie di una multinazionale risulta inverosimile che, come affermato recentemente, a fronte di un investimento di 300 milioni di euro la MCT ne ha recuperato solo il 10%.
E qui non è in discussione la gratitudine nei confronti dell’unico soggetto che ha dato e continua a mantenere in vita il Porto di Gioia Tauro; a nostro modesto avviso è però giunto il momento di smettere con quell’atteggiamento che consiste nel privatizzare gli utili e scaricare sul territorio e quindi sui calabresi le diseconomie dell’intero gruppo.
Alla signora Battistello chiediamo la stessa attenzione che il gruppo riserva ad Amburgo.
E, se necessario, si rimotivi o rinnovi non solo il management ma anche i quadri e si modifichi il modo di lavorare come del resto si è recentemente fatto recuperando diseconomie derivanti da una non ottimale organizzazione del lavoro sui piazzali.
Il tutto, ovviamente, contrattando in maniera seria e stringente con le OO.SS. Confederali che non hanno bisogno di farsi rilasciare nessun tipo di patente avendola già conseguita all’atto della nascita del Porto.
A tale proposito ci piace ricordare che al momento della sottoscrizione dell’accordo che diede vita al Porto, l’allora A.D. di MCT dott.ssa FALCHI, dichiarò pubblicamente che l’obiettivo massimo che si dava l’Azienda era quello di movimentare, nella più rosea delle previsioni, 700.000 theu…..
Ed allora, se questo è lo scenario in cui ci troviamo, lasciamo tranquilli i lavoratori soprattutto quelli, la grandissima parte, che fanno il loro dovere giorno e notte per 365 giorni l’anno e non scarichiamo su di loro responsabilità che non hanno.
Siamo pienamente consapevoli altresì che un rilancio vero del Porto passa attraverso la cruna strettissima di un ago.
E’ indispensabile che nel rapporto con Gioia Tauro la politica nazionale ma soprattutto, quella regionale e locale assumano quell’autorevolezza necessaria alle dimensioni della sfida.
E’ ora di dir basta alle piccole cose; bisogna pensare in grande e soprattutto dimostrare tempestività e coerenza.
E’ tempo di abbandonare i piccoli intrighi, le gelosie esistenti e non espresse, insomma tutte modalità che hanno determinato fino ad oggi l’esprimersi della politica in Calabria.
Sappiamo che non sarà facile, ma abbiamo anche la consapevolezza che per Gioia Tauro è l’ultima chiamata.
Segreteria Reg.le UIL Calabria
Segreteria Prov.le UIL Reggio Calabria



RSS Feed





